pa(es)saggi attivi
relazione finale del progetto
Il progetto "Pa[es]saggi Attivi" nasce dalla sinergia tra Solidarietà Pace e Sviluppo Onlus, Paola Corti (Arti di Eris) e Riccardo Mantelli, con l'intento di ridare vita al messaggio della mostra "Macheronì e Vu' Cumprà" acquistata da SPS nel lontano 2003 in occasione dell'evento "io migrante, e tu?".
La migrazione, patrimonio storico di molte famiglie italiane porta con sé il dolore della separazione, del cambiamento, i ricordi della famiglia lontana, il mito della terra promessa. Emozioni troppo presto dimenticate che si sono andate a sostituire con giudizi duri e accusatori verso coloro che ai giorni nostri decidono di lasciare la propria casa alla volta dell'Italia.
Dopo tanti anni di lavoro con le famiglie immigrate, si è deciso di dare visibilità alla loro vita in Valle d'Aosta, alla loro presenza tra noi in vari strati del tessuto sociale: nelle aziende, nelle scuole, nello spettacolo....
E' nato così il desiderio di raccogliere le testimonianze direttamente dagli interessati andando di casa in casa a chiedere loro le foto di famiglia, le immagini di attimi di vita che ognuno accumula per fissare il ricordo.
LA RACCOLTA DELLE FOTO PRESSO LE FAMIGLIE STRANIERE
"ABCD" ( Aiuto ai Bisogni Concreti delle Donne)" è un progetto che SPS ha realizzato all'interno del bando per la diffusione della conoscenza della lingua e della cultura italiana, destinato ai cittadini extracomunitari regolarmente presenti in Italia, finanziato dall'assessorato regionale alla Sanità, Salute e Politiche Sociali, con il contributo della Comunità montana Grand Paradis e del comune di Saint-Pierre, ogni anno a partire dal 2007.
Destinatarie del progetto sono le donne extracomunitarie residenti o domiciliate nella Comunità Montana Grand Paradis che, non conoscendo la lingua italiana, possono trovarsi in condizioni di emarginazione sociale.
Durante i quattro anni di progetti intercorsi, SPS ha messo a disposizione delle insegnanti specializzate in italiano L2 per gli adulti, delle mediatrici interculturali (aree araba, cinese e albanese) e diversi esperti hanno seguito le donne nel loro percorso di apprendimento. Sono stati inoltre garantiti alle donne frequentanti il servizio di pulmino a domicilio e l'assistenza ai figli di 0-3 anni. Visite e incontri sul territorio hanno completato l'insegnamento della cultura e della lingua italiana. Ogni corso aveva una durata di circa 90 ore (6 mesi)
Questo lungo percorso di accompagnamento, ha permesso a SPS di instaurare un rapporto di fiducia e collaborazione, che è scaturito nella grande disponibilità dimostrata da tutte le famiglie delle donne partecipanti al progetto, nell'offrire le proprie foto di famiglia per poter allestire la mostra "pa(es)saggi".
Una delle "studentesse" ha inoltre curato il vernissage per l'inaugurazione della mostra preparando dolci e salatini marocchini.
Molte delle famiglie coinvolte sono venute a visitare la mostra, l'hanno segnalata agli amici che, da soli o accompagnati dai protagonisti delle foto sono venuti a vedere l'allestimento.
I WORKSHOP
Worshop sui pregiudizi "razziali"
formatore: Udo C. Enwereuzor
Proposta di formazione sulla Comunicazione Interculturale
Il COSPE - un'organizzazione non-governativa che opera sia nei paesi in via di sviluppo sia in Italia, ha avviato, a partire dagli anni ottanta, un filone di lavoro volto da una parte, a sostenere i diritti delle nuove minoranze generate dall'immigrazione e dall'altra, a supportare gli operatori dei servizi pubblici e privati che si trovano a rispondere alle nuove esigenze poste dall'accresciuta complessità culturale dovuta alla mutata composizione della popolazione residente. Partendo dalle esperienze maturate in altri paesi di più vecchia immigrazione, sono state messe a punto una serie di attività - consulenze organizzative, verifica delle politiche di parità (equality audit), corsi di aggiornamento professionale ecc. - che mirano a promuovere la convivenza in condizioni di rispetto reciproco ed un'interazione positiva e a bassa conflittualità fra migranti e nativi.
Capita sempre più spesso che gli operatori di vari servizi e imprese siano chiamati a gestire rapporti professionali che coinvolgono persone immigrate di recente che non hanno una conoscenza dell'italiano sufficiente per comunicare in modo pieno ed efficace o, che, altre volte, hanno semplicemente codici di lettura della realtà e retroterra culturale distanti al punto da fare sembrare impossibile comunicare tra di loro. In queste situazioni, si creano le condizioni per frustrazioni, fraintendimenti e sfiducia reciproca che possono portare ad un mancato esercizio di un diritto già riconosciuto o adempire ad un obbligo la cui conoscenza viene data per scontata.
Il corso cerca di offrire un'analisi ed una più chiara comprensione della natura e delle dinamiche della discriminazione e dello svantaggio sistematico basati sulle origini razziali, etniche o nazionali in Italia e non offre soluzioni pronte per tutte le situazioni. Propone invece un'ottica che i partecipanti possono applicare, sia in situazioni di discriminazione diretta, sia in quelle di discriminazione indiretta, spesso dovute al mancato riconoscimento degli effetti negativi, sui membri di certi gruppi etnici, della cultura, dell'organizzazione e del funzionamento di un'istituzione.
Si propone come l'inizio di un percorso di cambiamento che i partecipanti potranno tradurre in cambiamenti concreti nelle proprie attività professionali e nei rapporti interpersonali.
Lo scopo del corso è di promuovere gli atteggiamenti, i comportamenti ed i modelli più adatti a favorire una più efficace realizzazione dei compiti professionali in un contesto multiculturale e in un'ottica di pari opportunità, evitando e/o riducendo eventuali tensioni ed occasioni d'incomprensione.
Gli obiettivi specifici del modulo sono:
Ø mettere i partecipanti in grado di capire e riconoscere le dinamiche "interculturali" presenti nella società italiana attraverso un esame di alcuni concetti coinvolti nella discussione (diversità culturale, stereotipo, pregiudizio, discriminazione ecc.);
Ø aiutare i partecipanti a costruire strategie specifiche per stabilire una pratica per le pari opportunità, sia come individui, sia soprattutto come professionisti in grado di fornire servizi più rispondenti alle esigenze di una società complessa sul piano culturale così come su quella della composizione della popolazione residente.
Contenuti
- Chiarimenti e accordi sui concetti e sulle definizioni coinvolte nella discussione: cultura collettiva, identità e diversità culturale, stereotipo, pregiudizio, discriminazione, razzismo, anti-razzismo, parità di opportunità ecc.
- Cenni al quadro normativo di riferimento e alcuni strumenti di tutela contro le discriminazioni e la disparità di trattamento.
Metodologia
Il corso si basa sui principi della formazione partecipativa, nel quale si uniscono momenti teorici e l'esperienza diretta dei partecipanti. Viene svolto secondo un metodo seminariale a partecipazione attiva con giochi di ruoli, simulazioni, gruppi di discussione, e uso di sussidi audiovisivi.
Formatore: -Udo C. Enwereuzor
E' responsabile per la Ricerca, formazione e Politiche di parità - Area Promozione dei Diritti di Cittadinanza del COSPE (Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti), organizzazione non-governativa attiva nella promozione dei diritti delle minoranze, con sedi a Bologna, Firenze, Genova e Verona. Di formazione tecnico-scientifica, è impegnato dal 1991 nella ricerca, consulenza e formazione professionale per la parità d'opportunità e per il miglioramento delle organizzazioni.
Coordina dal 2001, l'ufficio italiano del Punto Focale Nazionale (NFP) della rete RAXEN costituita dall'Agenzia per i Diritti Fondamentali dell'Unione Europea (FRA). In questa capacità, ha scritto e supervisionato diversi rapporti su razzismo, xenofobia ed intolleranze collegate in Italia e su vari aspetti del monitoraggio del fenomeno. Dal 1998 al 2002, è stato il rappresentante per l'Italia nel Direttivo dell'European Network Against Racism (ENAR), una rete di circa 600 piccole associazioni . Responsabile scientifico dal 2004 al 2008 del Centro di tutela contro le Discrimiazioni della Provincia Autonoma di Bolzano - Alto Adige. Svolge una intensa attività di ricerca, formazione e consulenza sui temi della promozione dei diritti e politiche di integrazione degli immigrati in Italia.
Worshop sui pregiudizi "non verbali"
formatrice: Paola Corti
Proposta di formazione sulla Comunicazione FormAttiva
"O Romeo! Romeo! Perché tu sei Romeo? Rinnega tuo padre e rifiuta quel nome, o se non vuoi, legati al mio amore e più non sarò una Capuleti. Solo il tuo nome è nemico: tu sei tu, anche se non fossi uno dei Montecchi. Che cosa vuol dire Montecchi? Nè mano, non piede, né braccio, né viso, nulla di ciò che forma un corpo. Prendi un altro nome! Che c'è nel nome? Quella che chiamiamo rosa, anche con altro nome avrebbe il suo profumo. Anche Romeo senza più il suo nome sarebbe caro, com'è, e così perfetto. Rinuncia al tuo nome, Romeo, e per il il nome, che non è parte di te, prendi me stessa."
"Attore" è colui che agisce, che compie l'atto. Tutti noi, consapevolmente ma spesso anche inconsapevolmente, compiamo azioni che si riflettono inevitabilmente nel mondo circostante, che incidono nei rapporti con l'altro da sé.
Una riflessione, prima, e una serie di attività (ludiche, talvolta ironiche), poi, sulla consapevolezza di sé e dell'altro, sono il punto di partenza di questo workshop che intende sviscerare (etimologicamente certo, ma anche verbalmente e, soprattutto, fisicamente) il "pregiudizio".
Si partirà proprio dalla lettura di alcuni passaggi chiave del testo "Giulietta & Romeo" di William Shakespeare, vicenda universale per la forza del suo messaggio e dei suoi contenuti: ostacolo alla storia d'amore dei due protagonisti è infatti l'appartenenza a due famiglie rivali, opposte.
Creeremo dei "tipi" teatrali, o meglio degli "stereotipi" dalle caratteristiche molto forti e opposte (diremmo meglio opponibili) e, nel corso delle improvvisazioni creeremo condizioni di incontro/scontro fra i vari personaggi.
Elementi e riflessioni scaturiti dal precedente workshop saranno peraltro di grande spunto per l'individuazione degli ingredienti di base delle nostre situazioni teatrali, certo, ma che attraverso i training che le precederanno potranno diventare anche profondamente di "immedesimazione".
Il percorso didattico prevede infatti la proposta di una serie di attività di tipo corporeo e vocale ispirati al metodo Stanislavskij.
Il metodo si basa sull'approfondimento psicologico del personaggio e sulla ricerca di affinità tra il mondo interiore del personaggio e quello dell'attore. Si basa sulla esternazione delle emozioni interiori attraverso la loro interpretazione e rielaborazione a livello intimo. Gli esercizi quindi stimolano le emozioni da provare sulla scena, dopo aver analizzato in modo profondo gli atteggiamenti non verbali e il sottotesto del messaggio da trasmettere.
Obiettivo finale
dopo un processo di personificazione (che passerà anche dal rilassamento muscolare per proseguire con lo sviluppo dell'espressività fisica, dell'impostazione della voce, della logica e coerenza delle azioni fisiche e della caratterizzazione esteriore) obiettivo finale è proprio l'eliminazione dei cliché.
Formatore: - Paola Corti
Paola CORTI (regista/attrice). Inizia la sua carriera artistica nei primi anni 90' frequentando seminari teatrali in Italia e all'estero; ben presto inizia a lavorare in Rai e a collaborare con differenti compagnie teatrali partecipando a numerose produzioni.Nel novembre 2005, fonda la compagnia teatrale Arti di Eris, con l'intento di ricercare e sperimentare, sondare nuove prospettive, tentare nuove vie espressive. E' ideatore e codirettore artistico di « FinitoInfinito », rassegna artistica per il Comune di Aosta,( di cui si è appena conclusa la quarta edizione « Aosta Trasforma ») .Reduce dal debutto del « Furiosus » (coprodotto con Envers Teatro), è attualmente impegnata nella performance teatrale « Amens - anatomia di un predatore » con cui ha recentemente debuttato in Belgio. E' co-autrice e co-conduttrice della trasmissione radiofonica "Buon Ascolto" per la Rai - VdA.
È Practitioner e Master in PNL® (Programmazione Neuro-Lingustica)
Mostra "PA[ES]SAGGI - istanti di migrazioni"
La riflessione che ha condotto alla scelta delle modalità di realizzazione ed allestimento della mostra "PA[ES]SAGGI - istanti di migrazioni" ha preso le mosse dall'intitolazione stessa del progetto. Ragionando sul significato di passaggio e paesaggio sono state delineate le evidenti connessioni tra i due termini e i movimenti migratori, termini peraltro concatenati dal latino es nella sua accezione verbale: e dunque, passaggi tra continenti, frontiere, oceani, contesti sociali e culturali, affetti, relazioni, processi di integrazione; paesaggi, umani e naturali che mutano, sia agli occhi di chi li abita sia grazie a coloro che li abitano. Essere passaggio ed essere paesaggio.
Da subito ci si è trovati concordi nella volontà che questa mostra fosse in primis realizzata con e per i migranti; in questo senso è stata esclusa fin da subito l'ipotesi di affidare a fotografi professionisti l'incarico di realizzare una campagna fotografica sul tema delle migrazioni, operazione che oltre a risultare eccessivamente onerosa e comunque già percorsa da altri in precedenti esposizioni, avrebbe presentato il rischio di spostare l'asse della riflessione su aspetti più autoriali o legati alla dimensione del fotoreportage.
L'interesse primario in questo caso era invece quello di suscitare una riflessione sui movimenti migratori in Valle d'Aosta rendendo il più possibile i migranti attori primari dell'azione e utilizzando la fotografia come medium per creare un'occasione di incontro, confronto e scambio.
Sulla scia dei recenti studi sulla fotografia vernacolare ed occasionale che sempre più collocano questo tipo di rappresentazione a pieno diritto fra i temi forti della fotografia contemporanea (oltre all'intrinseco valore di documento socioculturale e storico proprio della fotografia di famiglia), si è dunque scelto coinvolgere direttamente le comunità dei migranti presenti in Valle d'Aosta chiedendo a chi fosse disposto a farlo di mettere a disposizione il proprio personale "album di famiglia", ciò che significa totale disponibilità ed apertura nel condividere il proprio patrimonio privato di ricordi, affetti, memorie.
Il corpus di immagini raccolto ha presentato immediatamente una ricchezza di visioni, una molteplicità di temi e una densità emotiva forse difficilmente raggiungibile attraverso altre scelte di ricerca o produzione iconografica. Non solo nei contenuti ma negli stessi fototipi: fotografie che nella loro stessa materialità producevano un significato di grande forza, immagini chiuse tra fogli di plastica adesiva per conservare nel tempo il ricordo della famiglia lasciata in Cina, stampe deteriorate dalla permanenza nei portafogli, fotografie digitali dai colori brillanti scattate di fronte ai luoghi rappresentativi del nuovo territorio abitato, immagini sfuocate e sovraesposte realizzate durante i passaggi tra il luogo d'origine e il luogo della nuova vita, durante i ritorni e le partenze.
Oggetti così privati e preziosi dal farci decidere -non senza riluttanza- di non utilizzarli in originale, forse per una sorta di pudore o di premura: si è preferito dunque riprodurre le immagini senza intermediazione alcuna, senza correzioni o interventi di nessun tipo, cercando di mantenere anche nelle riproduzioni l'aspetto materico della fotografia con tutti quei [non]"difetti" che già da soli producevano un senso potente, lasciando soprattutto intatta quella densità di contenuti e la valenza emotiva che connotava ogni immagine scelta.
Per sottolineare una ovvia ed evidente contiguità tra gli attuali movimenti migratori e i processi dell'emigrazione italiana (e nello specifico valdostana) dagli inizi del Novecento e lungo tutto il XX secolo si è scelto di inserire tra le immagini contemporanee alcune fotografie provenienti dagli archivi della Regione Autonoma Valle d'Aosta, Brel e AVAS. Nella selezioni di tali immagini è emersa una straordinaria similarità tra le scelte odierne e passate della rappresentazione di sé e della propria condizione di migrante che meriterebbe ulteriori e più approfondite riflessioni.
Alla mostra "PA[ES]SAGGI - istanti di migrazioni" è stata inoltre affiancata l'esposizione storico-documentaria "Macaroni e vu vumprà". Di proprietà di SPS, la mostra offre un'accurata analisi tra storia e contemporaneità, tra la situazione degli emigrati italiani all'estero dagli l'inizi del Novecento agli anni Cinquanta e l'immigrazione straniera in Italia negli ultimi anni decenni del XX secolo. Realizzata alla metà degli anni Novanta riportava perciò, per quanto concerne i flussi migratori verso l'Italia ed i suoi effetti sulla società, dati ed analisi ormai profondamente mutati.
Ed è proprio per questa ragione che si è deciso di riproporne alcuni pannelli, lasciando alla libera interpretazione di ognuno le riflessioni sull' e[in]volvere di una situazione, da un lato, e dall'altro su processi e reazioni che permangono invece pressoché invariati nel tempo.
Le scelte artistiche e di allestimento sono andate nella direzione di una assoluta essenzialità e rigore, strutturandosi intorno alla scelta di una semplice linea cromatica (il colore rosso) per connotare l'allestimento e creare una contiguità con la mostra"Macaroni e vu vumprà".
Le immagini sono state riprodotte su lunghe strisce di pvc, proprio a ricreare anche in senso visivo un percorso, un passaggio, e disposte come se si trattasse di fotografie che, in una casa privata, fossero appese al muro o sul frigorifero, per essere sempre presenti allo sguardo e nel quotidiano, o buttate su un tavolo per essere guardate, commentate e condivise nella famiglia e con gli amici.
I percorsi tematici, come già detto, si sono prodotti da sé: è stato sufficiente sistematizzarli e attribuire loro un titolo; il percorso narrativo-iconografico si è dunque strutturato in questo modo:
Istallazione "Specchio riflesso - tag"
L'installazione "Specchioriflesso" nasce come software culturale realizzato appositamente per il progetto "Pa[es]aggi attivi".
Il software stà prendendo sempre più spazio nella nostra società divendo centrale nelle attività legate alla cultura. Internet è diventata il principale veicolo di informazione e di comunicazione, e le funzionalità che i computer hanno, si estendono sempre più fino a diventare anche strumenti per fare arte.
Con questo intento è nato il software "Specchioriflesso" presentato sotto forma di installazione interattiva presso la sede del CSV di Aosta.
Il software utilizza un sistema appositamente programmato dal new media artist Riccardo Mantelli, in grado di riconoscere il volto dei passanti ripresi da una telecamera e di etichettarli prelevando da un database di termini. Questi termini o meglio tag (etichette) non nascono a caso ma dal materiale emerso dai workshop realizzati durante il progetto.
Principalmente si è trattato di rovesciare il ruolo del calcolatore che da semplice strumento di lavoro si è trasformato in un personaggio dalla personalità virtuale che giudica ed etichetta le persone che passeggiano per la strada.
La telecamera riprendendo i passanti che casualmente vi camminano davanti e rimandando immediatamente su uno schermo la loro immagine taggata, vale a dire accompagnata da un'etichetta, stereotipata e pregiudiziale intende incuriosire il passante facendolo riflettere inconsapevolmente sul processo di etichettatura, che molte volte viene messo in atto dalle persone in forma tanto aleatoria quanto quella della macchina.
L'installazione "Specchioriflesso" vuole essere una provocazione, sorprendente e ironica, rivolta a tutti. Una provocazione che coinvolga direttamente e personalmente i cittadini, che li stupisca e li faccia sorridere, ma che al tempo stesso li porti a interrogarsi sulla nostra tendenza a etichettare (taggare) gli altri, e soprattutto gli Altri, e sulle modalità con cui lo facciamo.
Ci è sembrato importante agire "artisticamente" fuori da contesti tipici quali le gallerie, immergendo l'installazione dentro il mondo reale - lì dove il fenomeno dell'immigrazione è visibile, con tutto il suo corollario di pregiudizi, etichettature, diffidenze e discriminazioni.
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